Un altopiano nel mezzo del Mezzogiorno
La Sila è un’anomalia geografica. In una regione stretta e scoscesa come la Calabria, dove il terreno scende rapidamente dal crinale al mare, la Sila è una superficie ampia e quasi orizzontale — un altopiano granitico che si estende per circa 150.000 ettari tra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, a quote comprese tra i 1.000 e i 1.400 metri.
La guida illustrata del Corriere della Sera la definisce “il più vasto altopiano del Mezzogiorno.” È una definizione corretta, e anche insufficiente. La Sila non è solo una quota — è un clima, una vegetazione, una luce diversa dal resto della Calabria. D’estate, mentre la costa brucia, la Sila è fresca e verde. D’inverno si copre di neve per mesi.
Tre Sile
La Sila non è un’unità omogenea. Si divide tradizionalmente in tre zone distinte per morfologia e storia insediativa.
La Sila Grande è la sezione centrale, la più elevata e boscosa. Qui si trovano i laghi artificiali — il Lago Arvo (quota 1.278m), il Lago Ampollino (1.278m), il Lago Cecita (1.180m) — costruiti nel primo dopoguerra per alimentare le centrali idroelettriche. Il Lago Arvo è il più grande, con una superficie di circa 6 kmq. Il Lago Ampollino ghiaccia parzialmente d’inverno.
La Sila Piccola è la sezione meridionale, più bassa e più aperta verso il Mar Ionio. I boschi si diradano, il paesaggio si fa più brullo, i centri abitati più frequenti.
La Sila Greca è la sezione nord-orientale, così chiamata per la presenza storica di comunità albanesi (Arbreshë) insediatesi nel XV secolo dopo la caduta di Skanderbeg. I paesi dell’area — San Demetrio Corone, Vaccarizzo Albanese, San Cosmo Albanese — conservano ancora lingua, riti e tradizioni albanesi.
Il pino laricio
L’albero simbolo della Sila è il pino laricio (Pinus nigra var. calabrica), una specie endemica dell’Appennino meridionale. Cresce dritto, alto fino a 40 metri, con una chioma che si apre solo in cima. Le foreste di pino laricio della Sila sono tra le più estese d’Europa. Il legno è stato per secoli la principale risorsa economica dell’altopiano — utilizzato per la costruzione navale, per le traversine ferroviarie, per l’edilizia.
Accanto al pino laricio crescono il faggio nei versanti esposti a nord, l’abete bianco nelle aree più umide, la quercia nelle fasce più basse. La stratificazione della vegetazione è leggibile come una mappa altimetrica: scendendo di quota, la foresta cambia composizione in modo quasi preciso.
La fauna
La Sila ospita una delle popolazioni di lupo appenninico più consistenti del Sud Italia. Il lupo è presente ma raramente visibile — si muove di notte, evita il contatto con l’uomo, lascia tracce sugli sterrati e nelle aree più remote del parco. Oltre al lupo: cervo, capriolo, cinghiale, lontra nei corsi d’acqua, una varietà endemica di abete bianco.
Nel 1968 la Sila è diventata Parco Nazionale. L’istituzione del parco ha fermato il disboscamento intensivo che aveva caratterizzato l’altopiano per tutto il XIX e il XX secolo.
Camigliatello e la ferrovia
Camigliatello Silano è il principale centro turistico dell’altopiano, a quota 1.272 metri. Stazione sciistica d’inverno, punto di partenza per trekking d’estate. La guida De Agostini lo descrive come un insediamento nato attorno alle strutture ricettive degli anni ’50 — alberghi, pensioni, villette — che hanno trasformato un pianoro di pini in un centro abitato a tutti gli effetti.
Da Camigliatello partiva la Ferrovia della Sila, conosciuta come “la Calabro-Lucana” — una ferrovia a scartamento ridotto (950mm) che collegava Cosenza all’altopiano attraverso un percorso di straordinaria ingegneria montana. Inaugurata nel 1915, chiusa definitivamente nel 1986. Alcuni tratti del tracciato sono oggi percorribili a piedi o in bicicletta.
Luce e silenzio
La qualità più difficile da descrivere della Sila è la luce. A 1.200 metri, con l’aria tersa dell’altopiano e la copertura forestale che filtra il sole di taglio tra i fusti dei pini, la luce ha una qualità particolare — più nordica che mediterranea, più simile a quella delle foreste alpine che a quella della costa calabrese a 50 chilometri di distanza.
I laghi, d’estate, riflettono questa luce in modo quasi fotografico. Le immagini della Sila negli archivi fotografici degli anni ’60 — come quelle della guida De Agostini — hanno una qualità tonale che li distingue nettamente dalle immagini delle coste: più scure, più contrastate, più silenziose.
0 commenti