ATELIER DI RICERCA TERRITORIALE / THREAD ARTIGIANALE
Memoria delle mani — Eloisa e l’arte dell’uncinetto contemporaneo
I. Il profumo di quella casa
C’è un odore che non dimentico. Caffè e lavanda, mescolati nell’aria densa di una cucina calabrese d’estate. Le finestre socchiuse, la luce tagliata dai tendoni bianchi, e le mani di mia nonna — nodose, veloci, instancabili — che correvano lungo un filo sottile come se conoscessero la strada a memoria. Non le chiedevo cosa stesse facendo. Lo vedevo. Centrini, bordure, pizzi. Ogni superficie di quella casa aveva qualcosa da lei, come se avesse voluto lasciare un segno su ogni angolo del mondo che conosceva.
II. Radici di seta
In Calabria, non molti secoli fa, le donne contadine allevavano i bachi da seta sugli alberi di gelso. Li curavano come si cura qualcosa di prezioso e fragile. Poi filavano, tessevano, creavano. Quella tradizione è quasi scomparsa. Ma la manualità non si cancella — si sedimenta. Resta nelle mani, nella pazienza, nel gesto lento e preciso di chi sa che le cose belle non si fanno in fretta. Mia nonna non allevava i bachi. Ma aveva quella stessa pazienza antica. E io, senza saperlo, la guardavo imparare.
III. Il tempo in cui ho messo giù il gomitolo
Poi è arrivato il resto. Lo studio, il lavoro, una figlia, la vita che si riempie e non lascia spazio alle cose lente. I gomitoli sono rimasti in un cassetto. Per anni non ci ho pensato — o forse ci pensavo, ma in quel modo vago con cui si pensa alle cose che si è messe in pausa senza dirsi che è una pausa.
IV. La scintilla
È stata mia figlia, un pomeriggio senza programmi. “Mamma, cosa stai facendo?” Stavo guardando un video, per caso, di una ragazza che uncinettava una borsa. Non un centrino. Una borsa. Pulita, contemporanea, costruita da un unico filo continuo. Ho capito in quel momento che l’uncinetto non era mai stato il centrino impolverato. Ero io che non avevo ancora trovato il modo giusto per usarlo.
V. Le borse di Eloisa
Ogni borsa che realizzo nasce da un unico filo. Non ci sono cuciture, non ci sono pezzi assemblati. C’è una continuità — come la memoria, come il territorio, come le storie che si tramandano senza che nessuno le scriva davvero. Le faccio a mano, nei ritagli di tempo tra una poppata e l’altra, durante il silenzio della sera quando mia figlia dorme. Ci metto ore. A volte giorni. Ma quando le tengo in mano finite, sento ancora quell’odore. Caffè e lavanda. Le mani di mia nonna che correvano.