Calabria — Il Territorio: 12 fotografie da un archivio degli anni ’80

Calabria — Il Territorio: 12 fotografie da un archivio degli anni ’80

Queste immagini vengono da un fascicolo della collana Le Guide Illustrate del Corriere della Sera, pubblicata dall’Istituto Geografico De Agostini. Il numero uno era dedicato alla Calabria — “Il Territorio”. Le fotografie, probabilmente scattate tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, documentano un paesaggio calabrese ancora largamente intatto: altopiani silani, fiumare in secca, coste prima della speculazione edilizia, borghi con ancora qualche abitante. Sono immagini di un’Italia meridionale che in parte non esiste più. Le abbiamo reinterpretate in bianco e nero ad alto contrasto, secondo l’estetica editoriale dell’Atelier.


01 — Torrente silano con fiori bianchi

Sila Grande, provincia di Cosenza. Estate.

Un torrente scorre su un letto di sassi nell’altopiano silano. Le rive sono coperte di fiori bianchi spontanei — probabilmente ranuncoli acquatici o achillee. La vegetazione riparia è fitta: betulla, frassino, ontano. È un paesaggio che non sembra italiano, o almeno non sembra meridionale. La Sila ha questa qualità nordica — la luce, l’umidità, il verde denso. D’estate, mentre la costa brucia a cinquanta chilometri di distanza, qui si sta freschi.IMG 01 — Torrente silano


02 — Lago silano con pini in controluce

Lago Arvo o Lago Ampollino, Sila Grande. Prima mattina.

I pini larici si stagliano in controluce contro il cielo chiaro. La superficie del lago è piatta, ferma, riflette la foresta. È una delle immagini più forti della guida De Agostini — per composizione e qualità tonale. Il pino laricio (Pinus nigra var. calabrica) è endemico dell’Appennino meridionale. Cresce dritto, alto fino a quaranta metri. Le foreste della Sila sono tra le più estese d’Europa.IMG 02 — Lago silano con pini


03 — Pianoro con fiori selvatici

Sila Piccola o Sila Grande, quota circa 1.100 metri. Estate.

Un campo di fiori gialli selvatici occupa un pianoro aperto tra i boschi. L’orizzonte è basso, il cielo bianco uniforme. In bianco e nero la texture diventa densa, quasi grafica. Questo tipo di pianoro è tipico della Sila: aperture improvvise nella foresta, prati umidi, flora spontanea che in quota sopravvive fino a luglio inoltrato.IMG 01 — Torrente silano


04 — Gorge della fiumara

Fiumara dell’Amendolea o della Butramo, Aspromonte. Luglio.

Le pareti rocciose scendono verticali sul letto quasi asciutto. I ciottoli sono bianchi, levigati da secoli di piena invernale. La vegetazione è xerofita — adattata alla siccità estiva. D’estate le fiumare sono percorribili a piedi: si cammina nel letto di un fiume che non c’è, tra pareti che sembrano canyon del Sud America. D’inverno, questa stessa gola può portare duemila metri cubi d’acqua al secondo.IMG 04 — Gorge fiumara


05 — Fiumara dall’alto

Fiumara reggina, veduta da quota. Autunno.

L’alveo largo centinaia di metri è attraversato da un filo d’acqua al centro. La ghiaia bianca occupa quasi tutto lo spazio. La vegetazione è rada, scura, ai margini. Vista dall’alto, la fiumara sembra un’opera d’arte astratta — una composizione di bianchi e neri, linee e texture. La guida De Agostini le chiama “fiumi-fantasma.” È la definizione più precisa.IMG 05 — Fiumara dall'alto


06 — Ulivi sulle colline reggine

Entroterra della provincia di Reggio Calabria. Estate.

Ulivi contorti su terreno argilloso chiaro. Il cielo è bianco, la luce piatta e calda. In questa stessa fascia costiera cresce il bergamotto — una pianta che produce frutto solo qui, in una striscia di trenta chilometri tra Villa San Giovanni e Brancaleone. Il 95% della produzione mondiale di olio essenziale di bergamotto viene da queste colline. È la base di quasi tutti i profumi di lusso europei.IMG 06 — Ulivi colline reggine


07 — Isola di Dino

Praia a Mare, provincia di Cosenza. Costa tirrenica.

L’isola calcarea emerge dal mare piatto. È privata, visitabile solo in barca. Dentro ci sono grotte marine, tra cui una Grotta Azzurra. Sul promontorio di fronte, aggrappato alla roccia, il santuario della Madonna delle Rocce — meta di pellegrinaggio da secoli. Poco più a sud, Diamante: la città dei murales, dove ogni muro del centro storico è dipinto.IMG 07 — Isola di Dino


08 — Castello Ruffo di Scilla

Scilla, provincia di Reggio Calabria. Costa tirrenica, Stretto di Messina.

Il castello sul promontorio, il borgo di Chianalea ai piedi — case costruite direttamente sull’acqua, accessibili solo via barca o scala. Lo Stretto di Messina è visibile sullo sfondo: tre chilometri di mare tra la Calabria e la Sicilia. Qui, secondo Omero, navigava Ulisse tra Scilla e Cariddi. I pescatori di Scilla usano ancora le “passerelle” — imbarcazioni tradizionali con una lunga antenna — per la pesca del pesce spada.IMG 08 — Scilla


09 — Pizzo Calabro dalla scogliera

Pizzo, provincia di Vibo Valentia. Costa tirrenica.

Il borgo su falesia tufacea, il mare sotto. Pizzo è famosa per due cose: il tartufo di gelato (inventato qui, secondo la tradizione locale) e la chiesa di Piedigrotta — scavata nella roccia tufacea nel 1600 da marinai naufraghi per voto. A pochi chilometri, Tropea e Capo Vaticano: dal promontorio, nelle giornate limpide, si vedono le Isole Eolie.IMG 09 — Pizzo Calabro


10 — Spiaggia ionica

Costa ionica calabrese. Estate.

La spiaggia dritta fino all’orizzonte. Mare piatto, cielo bianco, sabbia fine. La costa ionica calabrese è diversa da quella tirrenica: più lunga, più piatta, meno infrastrutturata. La guida la descrive come “sparsa e silenziosa.” Su questa costa si affacciano i resti di Locri Epizefiri, di Crotone, di Sibari — le città greche che diedero alla Calabria il nome antico: Magna Grecia.IMG 10 — Spiaggia ionica


11 — Capo Vaticano

Costa tirrenica, provincia di Vibo Valentia.

La scogliera a picco, il mare sotto, la macchia mediterranea sulla roccia. Capo Vaticano è uno dei punti più spettacolari della costa tirrenica calabrese. Il nome non ha nulla a che fare con Roma — deriva probabilmente dal greco Batiканon, legato alla presenza di una comunità greca medievale. Nelle giornate limpide si vedono Stromboli e le altre Eolie.IMG 11 — Capo Vaticano


12 — Cima dell’Aspromonte

Parco Nazionale dell’Aspromonte, provincia di Reggio Calabria.

La foresta di pini sale fino alla vetta. Il cielo è aperto, la linea di crinale netta. Il Monte Montalto — punto più alto dell’Aspromonte a 1.955 metri — è visibile nelle giornate limpide sia dal Mar Tirreno che dal Mar Ionio. L’Aspromonte è il territorio più denso di storie della Calabria: borghi abbandonati, fiumare, comunità grecaniche, foresta. Un continente a sé.IMG 12 — Cima Aspromonte


Fonte fotografica: Le Guide Illustrate del Corriere della Sera — Calabria Il Territorio N.1, Istituto Geografico De Agostini. Elaborazione editoriale in bianco e nero: Atelier Territoriale di Calabria e Sicilia, 2026.

→ Le Fiumare — Fiumi fantasma tra Aspromonte e mare
→ La Sila — L’altopiano continuo tra foresta, laghi e memoria
→ La Calabria Grecanica — L’ultima lingua greca d’Italia

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